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Intervista a Franco Mariano Mulas - Direttore Generale ASL 3 Nuoro
 
Domanda 1
R: Credo che i tratti caratterizzanti il nostro Servizio Sanitario che lo hanno reso, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno dei migliori al mondo, debbano essere conservati e difesi: in particolare la dimensione universalistica, i principi di equità e di solidarietà. Viene dunque garantita tendenzialmente l’uguaglianza nell’accesso ai servizi, ma il S.S.N. deve ancora potenziare il sistema della qualità e attrezzare una rete dell’eccellenza in grado di confrontarsi con i grandi centri internazionali.
La nostra Asl si inserisce in questo contesto e assume come assolutamente essenziali sia la centralità del cittadino, specie in condizioni di fragilità o di malattia, sia la valorizzazione delle risorse umane, al fine di perseguire obiettivi insieme di equità e di eccellenza.
D’altra parte non si possono sottovalutare, tanto meno oggi con un processo di aziendalizzazione in atto, gli aspetti economici: è la naturale conseguenza della modernizzazione del sistema sanitario italiano che è passato negli anni ’90, da una fase di gestione caratterizzata dal “rimborso a piè di lista” con una spesa sanitaria incontrollata, ad una fase di gestione razionale e programmata delle risorse.
In tale scenario riteniamo di avere un duplice compito: da una parte quello di rilevare e rappresentare alla Regione i reali bisogni di salute del territorio, e quindi la correlata richiesta di risorse adeguate; dall’altra il compito di ridurre al minimo gli sprechi di risorse.
Riteniamo che questi due impegni debbano essere svolti con maggiore intensità alla luce degli ultimi interventi legislativi di devoluzione alle Regioni delle competenze e delle responsabilità finanziarie in materia di organizzazione sanitaria. Penso però che sarebbe positivo che lo Stato conservasse le essenziali funzioni di indirizzo, di programmazione, di coordinamento e controllo, con risorse finanziarie dedicate alla perequazione, al fine di garantire l’unitarietà del sistema sanitario.
In questo quadro, che tende sempre più alla competizione, abbiamo ancor più il dovere di attivarci esprimendo tutta la progettualità di cui siamo capaci, evitando inutili, chiassose e, se mi permette, anche provinciali polemiche che non fanno bene a nessuno e meno che mai allo sviluppo del sistema sociale del nostro territorio.
Domanda 2:
R: Io credo che anche la Sardegna debba avere una sua “vision” della sanità (qualcosa di più della programmazione sanitaria, quasi una filosofia) che preveda, per le ragioni già dette, da un lato una rete dell’equità, caratterizzata da una sanità diffusa nel territorio (PP.OO. Bosa - Sorgono - Isili) e dall’altro lato una rete di centri di eccellenza, in grado di far fronte a tutte le patologie anche le più complesse e tale da eliminare i cosiddetti “viaggi della speranza” in continente e all’estero.
Potrebbe anche essere un momento di sviluppo con risvolti economici positivi, se l’investimento raggiungesse la dimensione adeguata, tale da imporre la Sardegna sanitaria nell’ambito del Mediterraneo.
Naturalmente i punti di forza sarebbero oltre che Cagliari e Sassari, ovviamente Nuoro (in questo caso sarebbe opportuno lo scorporo dell’Ospedale San Francesco e la sua trasformazione in Azienda Ospedaliera) ed eventualmente Olbia, se andasse a buon fine il progetto di apertura dell’ospedale San Raffaele di Milano che, come si sa, è un istituto di cura e di ricerca di dimensione internazionale. È chiaro che progetti così ambiziosi richiedono un impegno assolutamente straordinario di tutti i soggetti decisori istituzionali e sociali, dai rappresentanti politici a tutti i cosiddetti stakeholders (organizzazioni sindacali, autonomie locali, associazioni, media).
Domanda 3
R: Oggi sono presenti negli Ospedali cittadini quasi tutte le discipline di area medica, chirurgica e dell’area dei servizi, alcune delle quali ad alta specializzazione. Mi riferisco, ad esempio, alla Neurochirurgia che abbiamo istituito da poco più di un anno ed alla Chirurgia Vascolare che intendiamo ulteriormente potenziare.
Abbiamo pensato di dare una risposta organica alle emergenze sanitarie del nostro territorio e abbiamo attivato 5 postazioni di soccorso avanzato del servizio 118 che interagiscono con il sistema dei pronto soccorso ospedalieri e che comprende anche il pronto soccorso pediatrico “funzionale”, operante nell’ambito del polo pediatrico ospedaliero del San Francesco, dotato di terapia intensiva neonatale, di allergologia e diabetologia, con copertura di cardiologia pediatrica e di neuropsichiatria infantile. E potrei continuare…v Ma voglio solo dire che Nuoro ha una sanità che deve essere considerata un punto di forza della città, un elemento di sviluppo anche culturale. Nuoro deve amare di più i suoi due ospedali, il San Francesco e lo Zonchello.
E deve rivendicare con forza il suo ruolo con progetti e proposte che abbiano i requisiti di validità e coerenza. Perciò chiediamo alla Regione l’istituzione della Medicina Nucleare, della Radioterapia e dell’Emodinamica.
Le prime due completeranno la nostra offerta di servizi sanitari per il trattamento in particolare delle neoplasie. Ancora oggi la loro assenza costringe, purtroppo, un sempre crescente numero di nostri concittadini a compiere lunghi ed estenuanti viaggi diagnostici o terapeutici, talvolta fuori dell’isola. L’Emodinamica, invece, è una disciplina fondamentale per la cura delle patologie cardio-vascolari, anche in considerazione del fatto che oggi l’angioplastica primaria è diventata frequentemente una metodica alternativa alla terapia farmacologica per l’intervento nei casi di infarto del miocardio.
Domanda 4
R: Le assegnazioni finanziarie che la ASL riceve dalla Regione non sono certo sufficienti a far fronte all’aumento costante dei costi dovuto a vari fattori:
l’invecchiamento della popolazione con la progressiva cronicizzazione delle patologie;
l’incremento del costo della tecnologia dovuta allo sviluppo delle apparecchiature biomedicali in tutti i processi sanitari (basti pensare all’utilizzo sempre più frequente della TAC, della RMN e della PET ad emissione di positroni);
una crescente domanda del cittadino dovuta ad una maggiore consapevolezza del diritto alla salute (che in alcuni casi per la verità porta anche ad una richiesta di prestazioni non appropriate).
Il nostro territorio, inoltre, è molto particolare sia per dimensione (più di 5.000 Kmq, fra i più estesi in Italia), per conformazione (ampie zone a carattere montano) e, infine, per densità di popolazione (fra le più basse in Sardegna ed in Italia). Questo vuol dire dover garantire servizi sanitari ad una popolazione dispersa in un territorio molto vasto e difficoltoso. Questi fenomeni si vanno accentuando anche a causa del sempre più rilevante spopolamento che colpisce ampie zone di territorio (particolarmente quelle interne).
Esistono, quindi, delle situazioni di specificità che la Regione ci deve riconoscere. Lo spopolamento e, in alcuni casi la montanità sono parametri che devono essere assunti per interventi di riequilibrio da parte degli organi dello Stato e della Regione; d’altra parte è in gioco la tenuta dell’intero sistema sociale di cui noi vogliamo essere parte attiva.
Diciamo che oltre ad una mission sanitaria sentiamo di partecipare a una mission sociale.
Le risorse dunque sono insufficienti e la Regione ne ha preso implicitamente atto approvando il bilancio consuntivo del 2001 con una perdita d’esercizio di poco meno di 40 milioni di euro.
Proporrei però una lettura intelligente dell’equilibrio di bilancio: non valuterei le risorse utilizzate per la ricerca (e la ASL 3 fa ricerca) per la formazione, per l’informatizzazione, per le cure domiciliari, per le strutture di Emergenza e Urgenza (118 e Terapia intensiva). Tutti obiettivi che devono essere di interesse regionale oltre che aziendale.
Domanda 5
R: La stragrande maggioranza del personale lavora molto e con grande competenza.
Rispetto al passato la grande novità sta nel fatto che gli infermieri e i tecnici sanitari sono oggi dei professionisti che acquisiscono il loro titolo dopo tre anni di studi universitari e che hanno maturato una nuova consapevolezza della loro professione. Con loro e ovviamente in primis con i medici e con gli altri dirigenti ho condiviso il processo di trasformazione, ancora in corso, dalla vecchia USL in Azienda sanitaria. Senza entrare in aspetti tecnici (budget, Controllo di gestione, organizzazione in strutture semplici e complesse, posizioni organizzative, funzioni di coordinamento, nucleo di valutazione) possiamo affermare che questa trasformazione consente una gestione più efficiente delle risorse, ottimizzandole al raggiungimento degli obiettivi di salute e di buon funzionamento.
L’altra novità è che l’intero mercato del lavoro ha recentemente subito una modernizzazione ed un adeguamento a situazioni già sperimentate ed esistenti nei maggiori Paesi europei. Il sistema si è orientato verso una maggiore flessibilità degli impieghi e ciò ha riguardato anche il settore pubblico. D’altra parte, l’innovazione nella sanità richiede funzioni e professionalità non tradizionalmente presenti come, ad esempio, il controllo di gestione, l’ingegneria clinica, l’information technology e così via.
L’inserimento di queste nuove professionalità rappresenta un notevole impulso al cambiamento della mentalità. Quello che è importante rilevare è che l’innovazione ha bisogno di trasformazioni di carattere culturale. Anche nell’ambito sanitario abbiamo sperimentato forme di lavoro flessibile (lavoro interinale e co.co.co). Non bisogna pensare, però, che la maggiore flessibilità del lavoro incida negativamente sulla qualità delle prestazioni sanitarie. Infatti sono previsti dalla normativa nazionale e regionale requisiti quali-quantitativi in materia di personale, a garanzia della corretta erogazione dei servizi sanitari.
Domanda 6
R: Se per sportello unico s’intende il cosiddetto SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), della cui attivazione sono competenti i Comuni, abbiamo aderito a tutti i protocolli d’intesa che sono stati proposti.
Se invece ci si vuole riferire allo sportello del Centro Unico di Prenotazione (CUP), l’Azienda ha già attivato il servizio al P.O. San Francesco e presto lo estenderà al P.O. C. Zonchello e al Poliambulatorio di via Manzoni. Il C.U.P. è una struttura molto importante perché consente di avviare un processo di governo della domanda sanitaria in termini di appropriatezza, ridefinire ed applicare in maniera razionale procedure quali la prenotazione delle prestazioni (anche telefonica con il call center), la riscossione ticket, le informazioni sui servizi sanitari e la presentazione dei reclami.
È ovviamente un progetto molto rilevante e complesso che ha impegnato e continua ad impegnare l’ASL su diversi fronti: le strutture necessarie, il software, la rete per la trasmissione dei dati, il personale adeguato, la formazione. Ma possiamo assicurare di non aver lesinato alcuno sforzo in questa direzione, tant’è che, ad esempio, la nostra rete informatica di trasmissione di fonia e dati è stata considerata da diversi organi di stampa nazionali, anche a carattere specialistico, come una delle reti tecnologicamente più avanzate in Italia, utilizzando supporti in fibra ottica e tecnologia di trasmissione dati wireless (onde radio).
Domanda 7
R: La Regione ha individuato la nostra azienda, insieme alla ASL 8 (Cagliari) e alla 1 (Sassari), come ASL di riferimento, incaricate di definire le linee guida per tutta la Sardegna, al fine di fronteggiare il rischio SARS.
Proprio nei giorni scorsi si sono tenuti diversi incontri a Cagliari finalizzati ad affrontare il problema e ad organizzare la risposta sanitaria. In concreto, seguendo le indicazioni ministeriali, un ruolo attivo per l’emergenza SARS verrà assegnato ai Medici di medicina generale, al servizio di emergenza 118, al Servizio di Igiene Pubblica e al reparto di Malattie infettive.
Il medico di base è di norma colui che ha i primi contatti col paziente e che dovrà fare la prima diagnosi per sospetta SARS. Dopodiché dovrà contattare il 118 che, con attrezzature e personale dedicato, prenderà in carico il paziente per il ricovero in Malattie Infettive, dove verrà fatta la diagnosi di esclusione rapida nell’arco delle 24 ore.
L’Igiene Pubblica avrà il compito di controllo dei contatti (familiari del paziente) ai fini preventivi ed epidemiologici. A livello operativo, a Nuoro si procederà alla formazione di un gruppo ristretto di Medici di base, che successivamente verrà estesa a tutti gli altri, e si doterà il 118 di una autoambulanza con personale dedicato all’emergenza SARS. Tutta l’organizzazione sarà seguita con puntualità dalla Prefettura – Protezione Civile, mentre il coordinamento aziendale sarà assicurato dal Direttore Sanitario.
Una qualche preoccupazione la crea l’Europeade, ma sono in cantiere le misure preventive adeguate.
Domanda 8
R: Gli ostacoli maggiori che s’incontrano in ogni grande processo di cambiamento e di innovazione organizzativa - in particolar modo nel mondo della pubblica amministrazione intesa in senso lato -sono, com’è comprensibile, di ordine culturale. Credo che sia naturale trovare sicurezza nella conservazione e avere un certo timore nell’accogliere il nuovo, che in qualche modo è l’ignoto.
Ciononostante è importante rilevare che la maggior parte degli operatori ha risposto con una grande disponibilità; e notevoli risultati sono stati raggiunti anche da un punto di vista della crescita intellettuale e professionale, delle conoscenze di metodiche e tecnologie, della formazione generale, della cultura e identificazione aziendale, della organizzazione orientata all’efficienza e all’efficacia, della soddisfazione del paziente e del personale. Voglio solo citare quattro elementi esempi di crescita organizzativa e di sviluppo delle risorse cosiddette “intangibili”, non materiali, che costituiscono però un vero e proprio capitale umano, strutturale e relazionale:
- l’attivazione delle strutture dipartimentali che consente di operare una sintesi fra il primato del governo clinico e l’esigenza di governo economico della sanità: i dipartimenti ospedalieri di area medica, di area chirurgica e dei servizi dell’Ospedale San Francesco e i dipartimenti delle degenze negli altri Ospedali
- la delega delle funzioni e delle responsabilità gestionali alle strutture, in modo da consentire sempre più alla Direzione Generale e agli organi di vertice lo svolgimento delle funzioni proprie dell’indirizzo e del governo strategico
- l’attivazione dei Distretti Sanitari nel territorio, che rappresentano il luogo delle tre grandi integrazioni: con la prevenzione (di area medica e veterinaria), con l’assistenza ospedaliera e con il sistema delle autonomie locali per l’integrazione socio-sanitaria con l’obiettivo dell’istituzione del Distretto socio-sanitario.
- l’istituzione del Servizio Infermieristico che consente di dare risalto a queste fondamentali professionalità che svolgono un ruolo importantissimo nell’assistenza ai pazienti e che avranno un ruolo essenziale nell’organizzazione delle cure domiciliari.
Domanda 9
R: il 2003 è l’anno dedicato ai disabili (intesi in senso lato come persone che si trovano in situazioni di limitazione della piena funzionalità per età, patologie, traumi etc.).
Anche in considerazione di ciò l’Assistenza domiciliare integrata è nei programmi aziendali un obiettivo strategico che vogliamo implementare entro l’anno. Considero le cure domiciliari la nuova frontiera della sanità nuorese.
Sarà particolarmente importante l’accordo con i medici di famiglia e l’organizzazione dell’assistenza domiciliare infermieristica. Penso ad una sorta di Centrale operativa dell’assistenza domiciliare, in grado di rispondere alle richieste con tempestività. Al momento sono attivati, in ambito territoriale, alcuni nuclei di assistenza domiciliare e, in ambito ospedaliero, è stato istituito il Dipartimento per l’Ospedalizzazione Domiciliare.
Il potenziamento delle cure domiciliari fornirà un servizio qualitativamente più elevato secondo il principio che non il cittadino raggiunge il servizio ma è il servizio che raggiunge il cittadino.
Ma consentirà anche di avere dei riscontri positivi a medio termine sulla gestione economica. Infatti dopo un investimento iniziale che comporterà sicuramente un incremento dei costi, ci attendiamo benefici derivanti dalla funzione di filtro che le cure domiciliari svolgeranno nei confronti dell’assistenza ospedaliera.
Si eviterà, cioè, di ricorrere all’ospedale anche in quei casi in cui ciò può essere evitato con risparmio di risorse economiche. È ovvio che si tratta di un processo lungo e difficile.
Domanda 10
R: La disponibilità, la sensibilità e la cortesia sono, prima che un fatto di organizzazione aziendale un portato della cultura e nessuna delibera del Direttore Generale potrà mai colmare un ritardo culturale. In tale direzione indubbiamente ancora tanti sforzi vanno compiuti ma, senza voler esser vanagloriosi, ritengo che notevoli passi avanti siano stati fatti grazie all’impegno assunto dall’Azienda in tema di formazione: abbiamo istituito l’Ufficio della Formazione e dell’aggiornamento professionale e abbiamo quintuplicato il budget, rendendo la formazione talmente diffusa da coinvolgere diverse migliaia di operatori. E la Biblioteca sanitaria, che verrà presto inaugurata, costituisce io credo un segnale preciso della visione aziendale.
Una parte della formazione è stata indirizzata allo sviluppo delle capacità relazionali. Ciononostante talvolta ci vengono segnalati comportamenti scorretti che sono attribuibili a pochi individui e sono frutto di personali frustrazioni, ignoranza ed inciviltà, purtroppo riscontrabili in tutti i settori della vita sociale. Si capisce anche come tante volte dal comportamento del singolo si è portati, generalizzando, a sviluppare un giudizio negativo complessivo, specie se si tratta di pubblici servizi. Ma altrettanto vero è che tale meccanismo automatico ci porta a non vedere quanto di buono (che è sicuramente la maggior parte) si fa. E così accade che sia necessario un intervento dall’esterno per riconoscere quelle qualità che abbiamo ma che noi stessi non riusciamo a scorgere o che non vogliamo riconoscere.
Vorrei invece che tutti i cittadini che hanno esperienze negative possano informarne la Direzione aziendale - tramite il nostro Ufficio relazioni col pubblico (URP) - ma chiedo anche che vengano riconosciuti e segnalati tutti quei numerosi casi positivi e di buone pratiche in sanità. Non dobbiamo attendere che i riconoscimenti ci arrivino solo dall’esterno. Così è successo, ad esempio, quando l’ASL di Nuoro ha deciso di recentemente ad un progetto nazionale di benchmarking (confronto per migliorare) che, fra l’altro, prevedeva una valutazione del livello di soddisfazione degli utenti. Tale confronto, promosso dalla federazione nazionale delle Aziende sanitarie (FIASO), ci ha visto raggiungere la fascia più alta in compagnia di grandi e rinomate realtà sanitaria quali Bologna, Modena, Trento, Verona etc.
Allo stesso modo è accaduto quando abbiamo, partecipando ad un concorso indetto dal Ministro della Funzione Pubblica (“Premio Chiaro”), volto a incentivare la chiarezza nella pubblica amministrazione. La commissione nazionale presieduta dal prof. S. Cassese, ha valutato i progetti di numerosi, oltre 500, fra Comuni, Province, Regioni e Aziende sanitarie. Ebbene l’ASL di Nuoro è risultata vincitrice, unica Asl in campo nazionale. Possiamo svalutare questi segnali? No, io sono orgoglioso di questi risultati soprattutto per coloro che hanno creduto nelle nostre forze. D’altra parte è così che si cambia in meglio la Sardegna.
NUMERO /2
Anno 2003, n. 2
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