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Informazione e salute mentale:ricerca/intervento tra gli studenti
 
Quale immagine hanno oggi gli studenti del paziente psichiatrico?
Qual è la cultura prevalente tra i ragazzi in merito ai temi della salute mentale? quali sono le conoscenze e le opinioni intorno al disturbo psichico (definizione, eziologia, livello di gravità rispetto ad altre malattie, possibilità di cura e di trattamento).
E ancora quali informazioni hanno gli studenti, dei servizi psichiatrici ?, cosa sanno riguardo agli operatori presenti nei Dipartimenti di Salute mentale, e alle prestazioni tipiche fornite dai servizi territoriali psichiatrici?, e infine qual è la loro capacità teorica di comportamento in relazione a situazioni–casi di presunto disturbo psichico o di urgenza psichiatrica?
A questi, e ad altri, interrogativi abbiamo cercato di dare una risposta attraverso un progetto di ricerca/intervento che il S.T.S.M. della A.S.L./3 ha portato avanti in questi mesi, coinvolgendo gli studenti di tutte le scuole superiori di Nuoro.
Tale progetto fa parte di un programma più vasto che prevede l’attivazione di strategie di prevenzione, informazione e promozione della salute mentale, nelle scuole e nel territorio.
La popolazione verso cui è indirizzata la ricerca è stata limitata alla sola componente giovanile studentesca che, per ovvii motivi, parrebbe costituire un “bersaglio” privilegiato delle politiche di prevenzione del disagio psichico da parte del servizio pubblico. L’adolescenza è una fase del ciclo vitale in cui elevata è la situazione di disagio psicologico e rilevante il rischio di trasformazione del disagio in disturbo.
È questo il motivo per cui progetti di intervento preventivo considerano questa area come privilegiata.
Gli adolescenti sono poi facilmente raggiungibili.
Tramite le istituzioni scolastiche è possibile conoscere e farsi conoscere da un alto numero di giovani.
Nella scuola proprio perché istituzione esterna a circuiti sanitari pubblici e privati, è possibile svolgere un’azione efficace di promozione della salute mentale e di prevenzione.
Per la realizzazione della presente indagine è stato approntato uno strumento scomponibile in due parti: una parte (denominata Questionario) costruita in forma di intervista strutturata e una parte (denominata Parole-chiave) comprendente un elenco di 20 termini o argomenti dei quali i soggetti dovevano indicare o la definizione corretta o l’opinione che maggiormente condividono, scegliendo tra le alternative proposte.
Commento dei dati
Descrizione delle caratteristiche generali degli studenti intervistati
La presente indagine ha coinvolto complessivamente 1034 studenti appartenenti alle ultime due classi di ognuna delle scuole medie superiori presenti nella città di Nuoro. Come mostra la tab. n. 1 in valori assoluti si tratta di ragazzi appartenenti al Liceo Classico, Liceo Scientifico. Istituto Magistrale, Liceo Linguistico, I.P.S.I.A., Istituto Agrario, Istituto D’arte, Istituto Geometri, I.T.C. “Satta” e I.T.C. “Chironi”.
Nel complesso gli studenti interpellati rappresentano quasi l’intera popolazione di quelli ufficialmente iscritti alle medesime classi nell’anno scolastico 2002/2003. Infatti oltre il 93% ha partecipato all’indagine. La “cultura” degli studenti sulla salute mentale.
Come detto nella presentazione della ricerca uno degli obiettivi della presente indagine era quello di studiare quali fossero gli atteggiamenti e le conoscenze delle nuove generazioni nei confronti delle tematiche riguardanti la salute mentale.
L’argomento ovviamente riveste estremo interesse anche in conseguenza delle profonde trasformazioni culturali, organizzative, legislative che negli ultimi decenni hanno contraddistinto l’esperienza italiana nel campo dell’assistenza psichiatrica.
I risultati ottenuti dagli studenti coinvolti nell’indagine, forniscono i dati per analizzare la questione dal punto di vista di ciò che pensa comunemente la fascia giovanile studentesca.
È bene sottolineare infatti che gli intervistati non hanno avuto particolari occasioni di rapporto precedente con i servizi psichiatrici.
Un primo gruppo di quesiti era rivolto a sondare il livello di conoscenza degli studenti in merito alla legge di riforma psichiatrica ed ai suoi contenuti.
Come mostra la tabella n. 6, la maggioranza degli studenti interpellati (55%) dichiara di non sapere cosa riguardi la legge 180. Come era da attendersi, il contenuto della legge che sembra essere rimasto più impresso è quello che la identifica con la “chiusura” dei manicomi (29%), e molto meno con l’apertura dei nuovi servizi territoriali per l’assistenza ai pazienti con disturbi psichici (13%).
Coerente con questa scarsa conoscenza è ovviamente la mancanza di informazione o la frequenza di errori nell’indicare quali tipi di operatori o di categorie professionali lavorino del Dipartimento di Salute Mentale (tab. n. 7), e quali prestazioni specifiche si possono ottenere rivolgendosi a questo servizio (tab. n. 8), più della metà degli intervistati, ad esempio, ritiene l’elettroencefalogramma un intervento tipico dei D.S.M. così come più di un terzo pensa che, sempre all’interno del Servizio di Salute Mentale, si possano fare delle analisi cliniche.
Imprecisa è anche la capacità di esprimere quali tipologie di strutture per la tutela della salute mentale sono presenti nella A.S.L./3. (tab. n. 9).
Solo l’11% degli intervistati sa che nel territorio della A.S.L. sono aperti i Centri di Salute Mentale, un po’ più alta è la percentuale degli studenti che conosce le strutture residenziali come la Casa Famiglia (39%).
Mediamente, per le domande riguardanti le strutture territoriali ed ospedaliere, vi sono in assoluto il maggior numero di risposte “non so”.
Va sottolineata, quindi una sostanziale “estraneità” degli studenti nei confronti del settore dell’assistenza psichiatrica, come già detto, nessuno dei nostri intervistati dichiara di aver avuto contatti diretti con il Centro di Salute Mentale. Circa il 46% degli interpellati afferma di conoscere qualcun altro (parente, amico, semplice conoscente) che attualmente o in passato si è rivolto ad uno specialista o ad una struttura psichiatrica, ma solo il 24% sa anche a chi il conoscente si sia rivolto (tab. n. 10).
Il dettaglio, per altro, evidenzia che il conoscente o parente si è rivolto in prevalenza ad uno specialista privato e che comunque la conoscenza dei ragazzi è riferita più frequentemente ad un evento del passato, piuttosto che a persone attualmente in cura.
Va infine sottolineato che come evidenzia la tab. n. 11, rispetto all’apparato complessivo del sistema sanitario, gli intervistati hanno interagito nel corso della loro vita quasi esclusivamente con i servizi pubblici “tradizionali” (medico di base, ospedale), mentre solo in rarissimi casi si sono rivolti ai servizi socio-sanitari più nuovi; ad esempio nonostante la popolazione intervistata sia composta per la maggior parte di ragazze, solo il 7% dichiara di essersi rivolta al Consultorio.
Decisamente più confortanti e tendenzialmente in linea con le concezioni e con i canoni operativi sostenuti dalla riforma psichiatrica, sembrano essere le indicazioni che emergono dalle risposte degli studenti riguardo ad una serie di aspetti che intendevano analizzare l’immagine prevalente presso i giovani del paziente e del disturbo psichico.
Numerosi sono infatti i risultati che segnalano, presso i rispondenti la netta prevalenza di una “cultura” nella quale non trovano ampio spazio i pregiudizi che tradizionalmente si sono accompagnati alla “questione della follia”.
Gli studenti di fatto si dividono tra quanti ritengono che il disturbo psichico sia una “seria ed evidente alterazione psichica” (73%) e quanti (26%) ritengono che sia una “lieve e tollerabile difficoltà psichica” (tab. n. 12).
Vale la pena di sottolineare che tali percentuali di risposte vengono praticamente confermate quando viene richiesto di indicare la definizione corretta del termine e non la propria opinione (tab. n. 13).
Il dato sembrerebbe suggerire l’affermarsi di una immagine che non separa rigidamente i poli di salute e di patologia ma che li pone lungo un continuum che passa attraverso il disagio o il problema psichico non risolto. È inoltre indicativo, a questo proposito, che secondo il 75% degli interpellati può soffrire di un disturbo psichico “chiunque si trovi di fronte a serie difficoltà affettive e sociali e non sia in grado di affrontarle” (tab. n. 14).
Tenendo conto della tipologia degli intervistati è facile supporre che tale immagine sia stata condizionata non solo dalle modificazioni culturali e organizzative espresse dalla riforma psichiatrica, ma anche da eventuali letture e conoscenze della “cultura psicoanalitica”.
A conferma di quanto detto solo l’1% dei ragazzi identificano il disturbo psichico con “una grave ed irreversibile lesione cerebrale”, con una malattia ereditaria (2%) o con un insufficiente quoziente intellettivo (1%).
Analogamente irrilevante è il numero di coloro che ritengono che l’eziologia del disturbo sia da ricercare in “un danno fisico al cervello”. Sembra trasparire una discreta consapevolezza sulla natura complessa del disturbo psichico, le cui cause sono attribuibili, ad esempio, a “gravi problemi affettivi e/o relazionali” e il cui trattamento deve coinvolgere l’ambiente familiare e di vita in cui si manifesta, concordano con questa affermazione il 70% degli studenti, al contrario, la terapia farmacologica è considerata dalla maggioranza degli intervistati incapace di risolvere le cause del disturbo psichico, e ancora solo il 10% ritiene che il “ricovero costituisce ancora oggi io modo più efficace per curare il disturbo psichico”.
Nel complesso il disturbo psichico è considerato trattabile con diverse modalità di intervento e la pensano così l’80% dei ragazzi (tab. n. 15).
Sembra quasi del tutto assente l’immagine di una malattia incurabile solo il 2% la pensa in questo modo. Né tantomeno gli studenti sembrano pensare al disturbo psichico come ad un evento imprevedibile, se è vero come dimostrano i dati della tab. n. 16 che la stragrande maggioranza di loro (80%) (ritiene possibile la prevenzione del disturbo psichico se “sono individuati in tempo i primi segnali e si interviene in modo adeguato”.
Anche il connotato di pericolosità, che soprattutto in passato, era associato ai pazienti psichiatrici sembra abbastanza ridimensionato. Nel caso in cui gli studenti si trovassero in una situazione di emergenza o nella quale fosse giudicato necessario un intervento urgente, pochissimi (il 5%) rispondono che si rivolgerebbero alle forze dell’ordine (tab. n. 17).
D’altra parte, il ricovero forzato (tab n. 18) deve essere effettuato solo “qualora il paziente non possa essere assistito in un altro modo” cosi ha risposto il 62% dei ragazzi, e in modo ancora più deciso il 27% ha risposto che “si deve evitate in ogni caso”, solo il 3% ritiene che “deve essere attuato con tutti i malati di mente”.
Va detto, peraltro, come già visto prima che non è solo il ricovero “coatto” ad essere inviso agli studenti ma che è il ricovero in generale a riscuotere poca fiducia come intervento terapeutico per il disturbo psichico.
Considerazioni conclusive. v Gli obiettivi della nostra ricerca svolta in tutte le scuole medie superiori di Nuoro erano sostanzialmente due:
a) Esplorare quale fosse la cultura prevalente in merito ai temi della salute mentale (immagine comunque del “matto”, curabilità, pericolosità sociale, ecc) presso la popolazione “bersaglio” della ricerca;
b) Verificare, presso la popolazione studentesca, il livello di informazione riguardo all’esistenza di servizi per l’assistenza psichiatrica e riguardo alle eventuali caratteristiche organizzative e modalità operativa di questi.
Per quanto riguarda il primo degli obiettivi, i dati della ricerca sono sicuramente confortanti. In questi anni si è diffusa in modo capillare, sicuramente tra la popolazione giovanile, come attestano i risultati della ricerca, ma probabilmente anche in strati e fasce più larghe della popolazione, un’immagine del paziente psichiatrico non più visto come pericoloso, e quindi da rinchiudere, allontanare e segregare ma come un paziente che si può curare con diverse modalità, possibilmente intervenendo in modo preventivo.
Così come il disturbo psichico in generale non viene più considerato come qualcosa di incurabile imprevedibile e irreversibile e di cui vergognarsi ma come qualcosa che può colpire chiunque si trovi in serie difficoltà affettive, relazionali e sociali; ma si tratta comunque di un disturbo che si può curare, che deve essere trattato intervenendo nell’ambiente familiare e sociale dove si manifesta, evitando forme costrittive e privilegiando interventi psicoterapici piuttosto che farmacologici, questi infatti, come affermano sorprendentemente la maggioranza degli intervistati, intervengono sui sintomi, ma non risolvono la causa o le cause del problema.
Il livello di informazione sull’esistenza e sull’organizzazione dei servizi psichiatrici e invece piuttosto basso.
Ma non potrebbe essere diversamente, gli interventi preventivi e informativi nelle scuole da parte degli operatori sanitari, sono stati sporadici quando non del tutto assenti. D’altra parte, come già detto nella presentazione della ricerca, vi è stata, da parte dei servizi sanitari, una sottovalutazione dell’importanza della pubblicizzazione dei nuovi servizi di assistenza psichiatrica, (ma il discorso vale in generale per tutti i servizi socio-sanitari), in un’epoca contraddistinta dal dilagare di spots pubblicitari in tutti i campi.
Pensiamo che l’attivazione di strategie di prevenzione, informazione e promozione della salute mentale, nelle scuole e nel territorio, possa contribuire a migliorare notevolmente l’immagine del paziente psichiatrico, ma anche ad una migliore conoscenza dei servizi psichiatrici, non tanto e non solo in termini puramente nozionistici (quali servizi esistono, come sono organizzati ecc) quanto ad una modificazione di atteggiamento e di comportamento nell’uso appropriato dei servizi (a chi ci si rivolgerebbe in caso di difficoltà di un proprio amico, dove bisogna andare per affrontare una situazione di emergenza psichiatrica, ecc).
NUMERO /2
Anno 2003, n. 2
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