Consapevole dei rischi, cercherò di scrivere sul ruolo del Medico, sul come vive la professione, e del rapporto che in questa fase storica viviamo con i cittadini, (quindi anche con noi stessi) e cercherò nei casi in cui è possibile di contestualizzare le affermazioni.
Inizierò questa lettera riportando la rivisitazione della parabola del buon samaritano, pubblicata nel Bollettino dell’Ordine dei Medici di Firenze, dal Presidente Antonio Panti, medico di Medicina Generale.
Il buon samaritano ha sempre rappresentato il modello del medico, che per dovere etico (deontologia) assiste il viandante, aggredito, nel suo cammino, da malviventi, se ne fa carico, lo cura e se ne prende cura (to cure e to care), lo accompagna nella locanda, sostiene le spese di ospitalità, gratificato dalla riconoscenza dello sfortunato viandante. Ma cosa succede al Buon Samaritano nel terzo millennio?
Il Medico (Buon Samaritano), spinto dal dovere etico accorre per soccorrere il malcapitato, lo medica, ma il viaggiatore non ritenendosi soddisfatto, protesta e lo denuncia all’autorità giudiziaria per prestazioni sanitarie non corrette (“Malpractice”).
Il medico pur umiliato e offeso, perché viene messa in dubbio la volontà di fare bene (Beneficialità), accompagna il viandante nella locanda (Ospedale), continua a curarlo ma alla fine viene richiamato dal Direttore Generale per uso inappropriato delle risorse e viene avviato davanti al Nucleo di Valutazione per non avere conseguito gli obiettivi! Consapevole che le semplificazioni e le banalizzazioni non permettono la comprensione della realtà,che è complessa e articolata, utilizzerò la storia su riportata per continuare quest’articolo.
Il medico è sempre stato “l’agente” colui che agiva per e nell’interesse del paziente. L’agire medico richiedeva una delega perché esisteva, e a mio parere esiste ancora, “l’asimmetria informativa”, dovuta al divario delle conoscenze, sulle malattie, sulle cure,causato non solo dalla differente formazione, ma dallo stesso stato di malattia che metteva la persona (paziente) in una condizione di necessità e dipendenza.(stato transitorio di inferiorità cognitiva).
Lo squilibrio delle competenze richiedeva che il paziente riponesse la sua fiducia nel medico, riconoscendone la responsabilità e conoscenza.
Il rapporto esclusivo, a due, è cambiato nel momento in cui l’evoluzione della complessità dell’atto medico ha richiesto per poter garantire le cure un organizzazione. Da quel momento il medico non è solo “l’agente esclusivo del paziente” ma è diventato “dirigente”; perché alla responsabilità verso l’individuo si è dovuto assumere anche la responsabilità nei confronti della società.
Le considerazioni su riportate ci aiutano ad interpretare la Parabola, la sua evoluzione. Il cittadino è più consapevole dei suoi diritti (articolo 32 della Costituzione), giustamente, pretende di essere coinvolto nel processo decisionale, vuol essere informato e vuol dare una autorizzazione “competente” dopo adeguata informazione.
Il medico abituato dalla sua formazione “paternalistica”, si è trovato d’improvviso un cittadino che reclama la sua autodeterminazione, che vuole decidere autonomamente se farsi curare o meno, vuol conoscere i vantaggi e i rischi dei metodi diagnostici e della terapia.
Una storia recente, avvenuta presso l’Opedale di Careggi di Firenze nel 1990 è diventata nel bene e nel male una pietra miliare, nella storia sanitaria italiana. Una donna affetta (80 anni) da una forma di tumore dell’ultimo tratto dell’intestino, dopo essere stata sottoposta ad alcuni interventi di rimozione del tumore per via endoscopica, si rivolge ad un famoso chirurgo per una recidiva della malattia dichiarando però che non avrebbe accettato un ano artificiale, (sbocco dell’ultimo tratto intestinale nella parte anteriore dell’addome)
Il chirurgo in corso di intervento ritenne necessario effettuare la resezione del tratto intestinale interessato dal tumore e realizzò un ano artificiale non rispettando le volontà della malata. La paziente morì due mesi dopo l’intervento. Il medico, dopo una denuncia dei familiari, venne condannato a 6 anni per omicidio preterintenzionale.
La sentenza è importante per due ordini di motivi:
1) condanna per non rispetto della volontà della paziente
2) condanna per omicidio preterintenzionale che ha messo completamente in discussione la “beneficialità” del medico!
Apparentemente siamo bloccati tra la paura del curare, che ci ha spinto alla cosiddetta “medicina difensiva, alla iper-prescrizione di accertamenti e terapie, molto spesso più finalizzate alla prevenzione di problemi legali che di reale utilità, e la paura di sforare i tetti di spesa imposti dalla aziendalizzazione delle Unità sanitarie Locali!
Siamo passati da una medicina che assisteva alla storia naturale della malattia (Vis Sanatrix Naturae) ad una medicina ipertecnologica, che offre possibilità ma presenta dei rischi, che non sempre sono accettati e che presenta dei costi crescenti
Da allora ci è stato richiesto un profondo mutamento del nostro essere professionisti, non essendo più possibile dichiarare semplicemente che il nostro modello ideale è quello del buon samaritano. La affermazione delle nostre buone intenzioni non è più sufficiente, il cittadino ci chiede di dimostrare la nostra capacità tecnica, che pretende sempre al massimo, ma allo stesso tempo la società ci domanda una consapevolezza sui costi della cure medico-chirurgiche.
Come uscire da questo apparente paradosso?
Con la comunicazione! L’ordine professionale, dovrà aprire il dialogo con il cittadino e dovrà favorire la creazione di quei laboratori, sperimentati in altre regioni, per la formazione del “Cittadino Competente”, perché solo la conoscenza delle reali possibilità della medicina, associato alla consapevolezza dei propri diritti/doveri, potrà favorire una reale e proficua comunicazione per la salvaguardia del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Un ruolo in questo percorso di comunicazione lo dovranno svolgere le associazioni di volontariato, intendendo le associazioni dei malati,e le associazioni culturali, perché il confine tra la tutela dei malati si sovrapporrà con la tutela dei nostri diritti fondamentali di cittadinanza.