Solo sotto lo sguardo purtroppo ma non al vaglio di un consapevole giudizio comunitario: stato di cronica non-ingerenza, nel quale annega la maggioranza dei cittadini: inconsapevoli, passivi, ciecamente affidatisi ai tecnici di settore.
L'uomo della strada, a contatto delle problematiche che direttamente lo coinvolgono quale tassello di un'organizzazione urbana che compie per lui "utili" scelte sociali di spazio e visive (dalle gravissime conseguenze mai considerate), che avanza linguaggi architettonici "dai caratteri creativi", annaspa dentro un mare fangoso di modalità farraginose, arroccate dietro strumenti tecnici "inaccessibili" perché ostici e illeggibili nella specifica grammatica, dispersi in un labirinto legislativo, insomma un "tutto" al cospetto del quale ogni slancio si arrende all'invariato "si fa così!" degli addetti, che induce alla resa timorosa, alla rassegnazione fiduciosa!
Ed ecco dunque Nuoro, una città "brutta", naif, di cartone, con un tocco appiccicaticcio di arredo scultoreo qua e là, con un'incomprensibile consistenza edilizia multipiano ai limiti della legalità e decenza sanitaria, con piazze (un tempo scarne ma se non altro dignitose) investite dal nuovo concetto standard di eleganza, inconsistenza, fragilità, dai caratteri inappellabilmente ridicoli e kitsch. Nuoro, che investendosi al contempo di tutrice della "sarda tradizione", ha polverizzato senza vacillare il suo centro storico.
E in merito si potrebbe proporre una Via Crucis annuale, ripercorrendo i luoghi "della caduta", con stazioni dove si analizzerebbero le costruzioni che hanno rimpiazzato le vecchie, e così pregare collettivamente affinché "cose del genere" siano scampate in avvenire, affinché resti lontano il flagello della "riqualificazione" voluta dai politici occasionali e mai dalle figure competenti.
La città ha cancellato le emergenze che ne avevano alimentato la sua storia, immettendo nel suo tessuto un gene mortale, il concetto del "basta la mossa", del tocco superficiale "tanto per", intervento inizialmente innocuo all'apparenza, che sta invece cambiando i connotati ai nuoresi (perché questo è il risultato a vivere entro scelte lontane dalla "bellezza", per usare un concetto generico ma onnicomprensivo), come ad esempio, tra i tanti, a fronte dell'assenza di normali marciapiedi per molte vie del centro, ecco "sofisticati" assurdi impiantiti stradali di nessuna memoria storica, o tonalità d'intonaci accese come si fosse a Burano.
Atmosfere lagunari e acquatiche a volte accentuate da "preziosismi veneziani" e da archi e archetti da vero centro marinaro quale appunto è Nuoro che, non paga di questo spirito "esotico" ed estivo (si iniziano a vedere palme!), imita le colte tipologie edilizie di Agrustos o di Tanaunella piuttosto che di Tamarispa, secondo miraggi di benessere ignorantemente riportati alla Costa Smeralda, in realtà radicalmente differenti, intimamente "straccioni" al confronto, come si vede oramai in molti nuovi "rimboschimenti a villette", quartieri privi ancora delle necessarie opere di urbanizzazione primaria.
Ma cos'altro ci si può aspettare da una città che, vissuta nel mito di una somiglianza con l'Athene del V secolo a. C., ha vergognosamente fondato la sua Università ai margini del perimetro edilizio, in un'area sgarrupata e sconnessa difficile da raggiungere, piuttosto che riservarle il "salotto buono", il suo edificio più prestigioso e vecchio che affondasse le radici nel cuore del centro urbano e nello spessore murario antico, in grado di riempire la città di giovani all'uscita dalle lezioni, per un mirabile modo di comunicare quotidianamente l'importanza di un vivere e crescere civile, riportando le caffetterie del centro a veri locali d'incontro e non a mescite paesane di birra.
E invece tutto è stato sprecato nell'ombra della scelta qualunque e facile di un edificio anonimo, provvisorio e inconsistente, che certamente non motiva e rafforza i suoi utenti.
In tanta pochezza bisogna riconoscere per assurdo che l'unico segno urbano forte immesso di recente, tanto da sembrare che la città vi ruoti attorno, visibile perfino dalla vallata di Oliena, è il dibattuto "grattacielo" dell'ospedale.
Se la massa dei cittadini - condizionata infantilmente dalle reti televisive -, segue il modello delle fictions più in voga chiedendo la "villetta" di modello nordamericano, Nuoro non si sente di educare ma asseconda prontamente e risponde con il quartiere di Città-Giardino, il cui contenuto (naturalmente) non ha nulla a che spartire con il nome: lottizzazione selvaggia, ammassata e asfittica come il resto dei nuovi quartieri, programma mascherato da mitici miseri "giardini" che sfoggiano quattro fiorellini rinsecchiti in quel triste metroquadro di terra avanzata fra recinzione e abitazione, costruzione anch'essa sgrammaticata e incolta, tronfia e identificata come "villa", raro esempio di squallore. Ma il motto del venditore alla base è chiaro e noto: "frutta e verdura fanno bella l'architettura!"
Una pianta non si nega mai, in interni poi "abbellisce" sempre, l'importante è che scarseggi nel resto del piano urbano (c'è n'è in abbondanza all'intorno! dopotutto) o, stessa cosa, siano usate a sproposito e inutilmente in luoghi sì visibili ma poco razionali, nei quali prevale il concetto patetico da "giardino delle suore", mancando l'idea portante di base.
E se la Città-Giardino barbaricina, quartiere-bene residenziale, cuginetto provinciale del Casal Palocco romano, non ospita alcun tipo di servizio né presenta uno spazio verde pubblico attrezzato - vi è obbligatoria l'automobile e la conduzione di un menage assolutamente autonomo -, l'assenza di servizi e le condizioni urbanistiche da totale abbandono grava pesantemente su un'area come Preda 'e Istrada.
Qualora un malcapitato, privo di mezzi, dimenticasse quell'unica volta quotidiana di approvvigionarsi di un bene di prima necessità, è fatta! Un buon chilometro di salita impervia e priva di ripari lo separa dai nuoresi e dalla "città".
Di continuo viene ribadito un fantomatico legame d'amore fra i nuoresi e la "loro" montagna, l'Ortobene: legame inspiegabile dato il totale abbandono, l'incuria, la desolazione, l'abuso, che contraddistinguono un luogo paesaggisticamente straordinario quale questo grande mancato parco cittadino.
A nulla è valso l'esempio pianificatore che ha reso Nuoro Provincia: direttive imposte dall'esterno per una visione d'insieme unificatrice, aggiornata, colta, nella quale gli interessi particolari si associavano a un concorso univoco di intenti: non si poteva diversamente!
È strano avere oggi nostalgia di un metodo così poco democratico tuttavia è necessario ammettere che l'autonomia gestionale e le professionalità autoctone non sono riuscite a tirar fuori nulla dal maggiore stato di libertà se non perdere anche i valori dell'unico possibile obiettivo: salvaguardare sempre e comunque la res pubblica, facendo tacere i "troppi appetiti", l'inaccettabile protagonismo dei singoli e, soprattutto, tenendo alto