Il mercato del lavoro della Provincia ha risentito
della debole evoluzione del proprio sistema economico e continua a presentare
diversi aspetti di debolezza critica.
In particolare, l'alto valore del tasso di disoccupazione, pur inferiore
alla media regionale, continua a presentare una offerta di lavoro, da
parte delle imprese, largamente carente rispetto alla richiesta di impiego
di coloro che sono privi di occupazione.
Rilevazione trimestrale delle forze di lavoro in Prov. di Nuoro Medie
del periodo in migliaia
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1988 CONCLUSIONI
Nell'avviarmi a concludere un lavoro che, nelle prime intenzioni non doveva essere così lungo e complesso, ma che, dati gli argomenti trattati, lo è divenuto spontaneamente e naturalmente strada facendo, mi preme aggiungere alcuni numeri che possono raccontare i "corpi reali", in carne ed ossa, su cui ricadono le nostre e le altrui discussioni e scelte.
Negli ultimi anni, nel nostro Paese, le attività destinate a polizze vita e fondi pensioni sono passate dal 7% del 1988 al 10% del 2000 e si prevede che a fine 2002 toccheranno la quota del 12%.
Bastano questi pochi numeri per intuire che è in atto una graduale, ma decisa modificazione dei comportamenti sociali indotti dagli attuali processi economici e produttivi.
Da indagini demoscopiche specializzate, è recentemente emerso che, per una vecchiaia più serena, solo il 18,9% degli italiani ripone fiducia nello Stato. Il 20'2% sceglie, invece, di risparmiare ed il 26,7% (tra i più giovani ben il 45,5%) punta alla stipula di assicurazioni private.
Viene sempre più prendendo corpo una Società segnata dall'individualizzazione del lavoro anche in quei luoghi, come la nostra Provincia, ove i nuovi processi non sono dispiegati per intero e che riguarda più della metà del totale degli occupati, compreso il lavoro imprenditoriale in senso stretto, le punte delle tante nuove professioni legate all'informatica, gli specialisti e i tecnici del settore.
Ne consegue una composizione sociale incarnata da tanti "capitalisti" personali, nella quale si ritrovano e coesistono coloro che fanno impresa artigiana e piccola, con lavoratori indipendenti che esercitano le libere professioni in tutti i settori produttivi, insieme ai tanti, giovani e non, che lavorano in forme di lavoro "atipico", divenuto nel frattempo sempre più tipico, come è il caso dei "CO.CO.CO." (Collaboratori coordinati e continuativi) o delle innumerevoli partite I.V.A.. Appare una nuova composizione sociale marcata da una molteplicità di soggetti sociali segnati dalla solitudine e dall'incertezza dinanzi al futuro.
Se questo è, non ha senso leggere ed affrontare i problemi che si pongono in ordine anche alla flessibilità del fattore "lavoro", secondo schemi che non corrispondono più alla realtà sociale di oggi.
E se pur vero è che la dinamica occupativa non sembra influenzata più di tanto dagli effetti delle politiche di flessibilizzazione introdotte di recente nel mercato del lavoro, perseguite con la diffusione di tipologie contrattuali meno vincolanti per le imprese e che, in aree in ritardo di sviluppo come il Nuorese, l'utilizzo di rapporti di lavoro flessibili induce le imprese a sostituire unità lavorative impiegate in forma stabile con altre meno specializzate, ma anche meno costose (proprio perché precarie), con scarsi risultati sui livelli di occupazione complessiva, non tentare di governare i nuovi fenomeni, arroccandosi in una posizione puramente difensiva del preesistente, non farebbe gli interessi delle moltitudini che si intendono rappresentare e difendere.
Di Vittorio, tra i fondatori e storica figura di Segretario Generale della CGIL, nell'immediato dopo seconda guerra mondiale, usava spesso ricordare come non andasse aperta vertenza sindacale alcuna senza che ci fossero i margini per una conclusione positiva della stessa.
Come non porsi, allora, in termini positivi, il problema di estendere anche alle nuove categorie di lavoratori "flessibili" tutele altrimenti riservate ai "tipici", senza partire da un non riconoscimento o delegittimazione del fenomeno?
Come non porsi, ancora, problemi di come accrescere, oltre ché meglio distribuire, la ricchezza prodotta nel Paese con una crescita della competitività.
Secondo uno studioso di questi fenomeni collegati alla "modernizzazione", Aldo Bonomi, collaboratore dell'ISFOL, moltitudine, solitudine, incertezza e futuro scarso, sono le parole chiave della società moderna. Questo accade, secondo lo studioso, se l'unico modello di riferimento del fare società, rimane per noi quello caratterizzato dal ciclo fordista della produzione, ove la moltitudine era articolata in classi, la solitudine era mitigata dalle appartenenze e le nostre incertezze erano temperate dal "pubblico", dallo stato sociale. Ma oggi, se vogliamo fare società, necessita ripartire dalla persona più che dalle forme di produzione, dall'individuo che si contrappone alla spersonalizzazione delle relazioni umane, più che sperare che le forme di produzione stesse producano nuove relazioni umane. Ed è proprio scavando nelle forme del lavoro individuale, in quelli che chiamiamo nuovi lavori, che appare evidente come sempre più, per milioni di persone, il trovare lavoro, il cambiare lavoro, il continuare a lavorare dipende dal "capitale sociale" del soggetto. In altre parole, dal processo sociale fondato sul sistema di relazioni interpersonali tra il singolo individuo e l'ammontare di capitale umano, di reti di relazioni, di beni relazionali in grado di produrre un effetto amplificatore del singolo individuo e del suo posizionamento nella scala sociale. Se si parte dal costruire legame sociale, dalla persona, il termine capitale sociale perde, alimentato non dal desiderio di profitto, ma dalla socialità, dalla reciprocità, dalla gratuità, la sua valenza competitiva e diventa bene relazionale, valore di legame. Il capitale sociale può essere così interpretato come capacità di auto-organizzarsi della società, come fare società e come bene non individuale e scarso, ma riproducibile. Si crea società, per Bonomi, se ci si confronta con la questione del come rendere il bene pubblico e come rendere disponibili ai tanti, alla moltitudine al lavoro in forma individuale, i beni relazionali che permettono di aumentare il senso, il reddito, il sapere, il comunicare e, soprattutto, consentono di abbassare la soglia della solitudine, dell'incertezza del futuro. Per fare questo basta ripartire da ciò che si è, dalla nuda vita, da ciò che resta della comunità originaria, dal luogo, dal territorio ove ognuno di noi è moltitudine ed individuo proprietario, prendendo sul serio le proposte di libertà, di uguaglianza e di opportunità che la Rete e la globalizzazione fanno intravedere come un futuro possibile. "Occorre partire, per andare dal locale al globale, navigando tra le comunità della Rete e ritornare più ricchi nella nostra comunità originaria, nella nostra "Itaca". Lavorare insieme per ampliare i fondamenti della nostra cultura locale, delle nostre tradizioni, della nostra lingua, anche con le merci del sapere che abbiamo raccolto dal mondo globale".
P.S. L'analisi sul Mercato del lavoro Regionale e Provinciale utilizza
i dati e le valutazioni rispettivamente di "trend-lavoro" dell'Osservatorio
Regionale del Lavoro e di "L'economia della Provincia di Nuoro - 2001/2002"
del Banco di Sardegna.
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1999
|
2000
|
2001
|
Variazioni
2001-00 |
Assolute
% |
Occupati |
81
|
85
|
86
|
89
|
3
|
3,5
|
-
Agricoltura |
11
|
9
|
10
|
11
|
1
|
10,0
|
-
Industria |
19
|
18
|
20
|
20
|
0
|
0,0
|
di cui -in senso stretto |
9
|
9
|
10
|
10
|
0
|
0,0
|
-
costruzioni |
10
|
9
|
10
|
10
|
0
|
0,0
|
-
Altre attività |
51
|
58
|
56
|
58
|
2
|
3,6
|
di cui - commercio |
14
|
15
|
12
|
13
|
1
|
8,3
|
Disoccupati |
20
|
19
|
16
|
16
|
0
|
0,0
|
Forze
di lavoro |
101
|
104
|
102
|
105
|
3
|
2,9
|
Popolazione
(*) |
222
|
230
|
231
|
230
|
-1
|
-0,4
|
Tasso
di attività |
54,5
|
45,2
|
44,2
|
45,7
|
|
|
Tasso
di disoccupazione |
19,8
|
18,3
|
15,7
|
15,2
|
|
|
Fonte:
ISTAT, Rilevazione delle forze lavoro.
(*) dal 1996 la popolazione è di 15 anni e oltre |
|
La
tavola riassuntiva delle rilevazioni campionarie Istat sulle forze di lavoro,
tracciata in precedenza, mostra, comunque, per l'anno 2001, un lieve miglioramento,
dovuto all'aumento degli occupati e della forza lavoro, mentre restano stabili
i disoccupati. La crescita delle persone con un impiego, in presenza di
una immutata consistenza di lavoratori disoccupati, ha consentito una ulteriore
riduzione del tasso di disoccupazione che si è collocato sul 15,2% rispetto
al 15,7% del 2000. si tratta di valori medi che, se pur elevati, risultano
più bassi di tre punti da quelli regionali.
La componente più colpita da una situazione che, nonostante i progressi
del 2001, rimane grave, risulta quella femminile con un tasso di disoccupazione
del 24,5%, contro il 10,6% di quella maschile.
Per quanto riguarda i settori d'impiego, i nuovi occupati sono per la maggior
parte lavoratori dipendenti nel settore terziario, dove si sono realizzati
2.000 nuovi posti di lavoro, mentre i lavoratori autonomi si sono cresciuti
di 1.000 unità nel solo settore agricolo.
I nuovi posti di lavoro sono circoscritti a quei settori che hanno mostrato
le migliori dinamiche produttive: si è avuto così un aumento di 2.000 posti
di lavoro nel terziario, di cui circa un migliaio nel solo commercio; nelle
attività agricole, dove si è registrato un aumento della produzione vendibile
e del valore aggiunto, il numero di occupati è salito di 1.000 unità. L'industria
in senso stretto e le attività edilizie si sono caratterizzate per il sostanziale
mantenimento degli addetti sui livelli dello scorso anno, nonostante la
crescita del valore aggiunto che si è verifìcata anche in questi comparti,
specie nelle costruzioni. In realtà, l'espansione produttiva è risultata
poco dinamica nel caso dell'industria in senso stretto, che anzi ha accusato
un forte rallentamento dopo un biennio di relativo sviluppo, mentre per
le attività edili l'evoluzione positiva si è verificata dopo un lungo periodo
di crisi. In sostanza, entrambi questi settori hanno capitalizzato la crescita
produttiva con un aumento della produttività per unità di lavoro piuttosto
che con un incremento degli occupati.
Le prospettive a medio termine fanno intravedere per il mercato del lavoro
provinciale miglioramenti apprezzabili. Le unità di lavoro occupate sono
previste in graduale aumento nel prossimo triennio, ma dopo una sostanziale
stagnazione attesa per il 2002.
I dati amministrativi degli iscritti al collocamento pubblico.
Sardegna
Le iscrizioni
Al 31 ottobre 2001 gli iscritti alle liste del collocamento erano 341.543,
l'1,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2000. La maggior parte degli
iscritti al collocamento, precisamente il 57,5%, sono di sesso femminile,
ma rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente le donne iscritte al
collocamento sono diminuite dell'1,5%. Le stesse sono passate da 199.552
dell'ottobre '00 a 196.433 dell'ottobre '01. Stessa variazione in termini
percentuali, si registra fra gli iscritti di sesso maschile, passati però
da 147.428 a 145.110.
Delle oltre 340mila persone iscritte al collocamento circa un terzo (esattamente
il 37,3%) risulta essere alla ricerca del primo impiego, mentre circa due
persone su tre risultano essere disoccupate con almeno un'esperienza lavorativa
alle spalle. La tendenza di queste due categorie è contrastata: mentre le
persone che non hanno avuto alcuna esperienza lavorativa diminuiscono rispetto
allo stesso periodo dell'anno precedente, gli iscritti nell'altra categoria
fanno registrare un aumento di oltre 6mila unità (+2,9%), a quota 214mila,
sui livelli massimi degli ultimi 5 anni.
Variazioni importanti si registrano negli iscritti per grado di qualificazione
professionale, vale a dire nelle categorie degli impiegati e degli operai
con e senza qualifica. La categoria degli impiegati sale dello 0,6% a 143mila,
livello mai raggiunto negli ultimi 5 anni. Anche gli operai non qualificati,
che dei tre gruppi, costituiscono la maggior parte degli iscritti (con 160.392
unità rappresenta il 47% del totale degli iscritti al collocamento), fanno
registrare un aumento (+4%, pari a 6.198 unità). L'unica categoria che registra
una diminuzione del numero del iscritti è rappresentata dagli operai qualificati,
diminuiti del 25%, pari a 12.519 unità in meno. Gli operai qualificati iscritti
al collocamento sono arrivati a 38.077, in continua diminuzione negli ultimi
5 anni.
Gli avviamenti
Gli avviamenti totali registrati dagli uffici nel 3° trimestre sono stati
34mila, quasi il 10% in più rispetto alla media del periodo. Quasi sette
persone su dieci sono state avviate con contratto a tempo determinato.
Le trasformazioni di rapporti di lavoro a temo indeterminato sono state
quasi un migliaio, in diminuzione del 43%, pari a 787 unità, rispetto allo
stesso trimestre dell'anno precedente.
In linea con lo stesso trimestre del 2000 sono stati gli avviamenti con
contratto di apprendistato, (1.840 contratti), mentre aumentano i giovani
avviati con un contratto di formazione e lavoro (1.465).
Il secondo trimestre del 2001 ha fatto segnare un notevole incremento del
numero di avviati tramite le agenzie di lavoro temporaneo, che in Sardegna
sono anche cresciute di numero. Per la prima volta si sono superate le mille
unità nel trimestre (precisamente 1.303). Probabilmente il numero degli
avviati continuerà a crescere in quanto il mercato per questo settore è
in espansione e, in particolare, nei mesi estivi dove si concentra di più
l'attività a carattere temporaneo.
Provincia di Nuoro
Il progresso delle forze di lavoro occupate è confermato dalla riduzione
degli iscritti nelle liste di collocamento. A giugno 2001, la consistenza
dei lavoratori iscritti negli uffici della Provincia si era ridotta a meno
di 59 mila unità, circa 4 mila in meno rispetto a dicembre 2000, pari ad
una flessione media nel semestre del 7%.
Rispetto a giugno 2000, la variazione risulta meno consistente, ma pur sempre
apprezzabile (-3,8%), a causa del fenomeno della cancellazione per mancata
revisione periodica dello stato di disoccupazione che influenza le statistiche
rilevate sugli atti amministrativi. Dalla composizione per classi d'età,
emerge da un lato il progressivo miglioramento della situazione occupazionale
dei giovani con meno di 25 anni, desunta dalla riduzione del 10% degli iscritti,
dall'altro la conferma che costoro rappresentano ancora un terzo dei disoccupati
iscritti e che la recente creazione di posti di lavoro non basta a risolvere
tempestivamente i problemi d'impiego di questa categoria.
-ISCRITTI ALLE LISTE DI COLLOCAMENTO
Consistenze di fine periodo |
|
1999
|
2000
|
2000
|
Variaz.
% 2001/00
|
di
dui iscritti < 25 anni |
di
dui iscritti < 25 anni |
di
dui iscritti < 25 anni |
di
dui iscritti < 25 anni |
Cagliari |
169.221
|
59.066
|
161.887
|
53.274
|
163.593
|
51.981
|
1,1
|
-2,4
|
Sassari |
92.550
|
29.619
|
91.330
|
27.241
|
91.128
|
26.784
|
-0,2
|
-1,7
|
Nuoro |
63.185
|
21.563
|
63.015
|
19.776
|
58.609
|
17.877
|
-7,0
|
-9,6
|
Oristano |
33.266
|
11.813
|
31.831
|
10.550
|
32.848
|
10.560
|
3,2
|
0,1
|
SARDEGNA |
358.222
|
122.061
|
348.063
|
110.841
|
346.178
|
107.202
|
-0,5
|
-3,3
|
|
Di
rilievo è anche la consistenza dei lavoratori in mobilità che, a fine giugno
2001, ha superato le 2.500 unità, con una crescita del 6% rispetto a dicembre.
È aumentato nel contempo il ricorso a forme di lavoro flessibile, come risulta
dall'ulteriore ampliamento dell'incidenza del numero di lavoratori assunti
con contratto a termine sul complesso degli occupati dipendenti: su 3.220
assunzioni registrate dagli Uffici di collocamento, 360 erano a part-time,
2.219 a tempo determinato.
Pur in un contesto di riduzione degli iscritti, la situazione dei senza
lavoro rimane critica anche perché una quota rilevante risulta caratterizzata
dalla mancanza di una qualifica professionale, ed è costituita da disoccupati
di lunga durata circoscritti alla fascia di età oltre i 30 anni, in gran
parte donne..
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