Questo è ciò che ha fatto Eliano Cau, con scrupolo e passione, nel suo romanzo "Dove vanno le nuvole" (Editrice S'Alvure, Oristano 2001).
Un romanzo dal solido impianto storico, che parte da personaggi vissuti nel XVIII secolo nel Mandrolisai, la cui vicenda umana viene dall'autore romanzata per dare più spessore a una storia vera, ormai sbiadita dal tempo, a oltre due secoli di distanza.
Il Cau immagina un amore tumultuoso, travolgente, tra Padre Benedetto Loy, un colto uomo di chiesa e una giovane donna di nobile famiglia.
Un amore fatto di trepide attese, di sporadici incontri segreti e di frequenti dissidi interiori. Una relazione che costerà grandi sofferenze e rinunce soprattutto alla donna che dovrà nascondere a tutti i suoi sentimenti e in particolare la sua inaspettata gravidanza, al termine della quale rinuncerà, con estremo dolore e grande rimpianto, a tenere con sé il frutto di quell'amore segreto, affidandolo a una nutrice lontana, per salvare il nome e la reputazione del religioso.
Da quel momento condurrà una vita ritirata, di totale rinuncia e abnegazione, fino a lasciarsi morire giorno dopo giorno.
"Visse come una suora di clausura, scrive l'autore, riprendendo gradualmente le sue mansioni di ricca proprietaria. Qualcosa era morto una volta per tutte, in lei, come soppresso da un virus letale. Qualcosa di estremamente bello, perché unico e clandestino, che l'aveva resa madre e fatta gioire, e aiutata ad attenuare il dolore per la violenza subita, veniva gettato nel pozzo senza fondo del segreto invisibile, là dove dormono i desideri, mischiandosi ai rimpianti".
Su questa triste storia si intesse un romanzo dalle tinte forti che alterna laceranti sentimenti di sviscerato amore a momenti di odio implacabile.
La puntuale ricostruzione della vita quotidiana nei piccoli borghi della Sardegna settecentesca fa da cornice a questa storia.
Rivivono i lavori campestri, la mietitura cui partecipavano uomini e donne, il brigantaggio che imperversava nella zona, la smisurata violenza di alcuni banditi contro i deboli e gli indifesi, le esecuzioni pubbliche. Rivivono le feste campestri come quella di San Mauro a Sorgono, le folle di pellegrini che vi accorrevano, nonché l'endemica povertà di tanti piccoli centri.
Un microcosmo vario ne è il contorno naturale.
Il romanzo si dipana con un linguaggio chiaro e incisivo, dove è evidente una cura particolare della scrittura che amalgama perfettamente forma e contenuto. Benché sia il primo romanzo che Eliano Cau dà alle stampe (finora ha pubblicato Balentias in collaborazione col fratello Tonino), questo lavoro rivela una non comune padronanza della lingua, maneggiata con sicurezza e agilità.
Un fascino particolare emana dalla figura del protagonista che in alcuni suoi versi confessa la sua debolezza carnale e chiede perdono a Dio per aver ardentemente amato una creatura terrena.
Questo fascino sottile ha colpito profondamente l'autore che ha voluto romanzare questa storia d'amore attraverso una ricostruzione fantasiosa e coinvolgente di due personaggi storicamente vissuti.