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Anche l'assenza
 
Quando si incontrano dall'Ultimo Cortese le giovani donne delle isole parlano di films mai visti, di cui hanno solo letto su Alias, o solo sentito raccontare da amici tornati da poco.
E parlano di notizie che arrivano dai grandi festivals delle città del nord, o da quelli belli e indipendenti dei corti del sud, o parlano di immagini ammirate sui siti dedicati a Kiarostami…
Marta riassume al computer le recensioni e le conserva con cura: quando i cinema della loro piccola città saranno riaperti, proverà a proporre agli organizzatori visioni interessanti. Parlano.
E bevono.
Bevono un vino buono di Alassaiad nella stanza blu dell'antico caffè, dove per la prima volta sono esposti alcuni presepi fatti da artisti che lo frequentano.
In uno la culla del bambino è una strigiola per spazzolare il crine dei cavalli.
- E se il bambino non fosse un fachiro?…
- Poverino.
In un altro la Sacra Famiglia occupa un container, e i personaggi portano gli abiti poveri e bellissimi dei Rom.
Marina ha appeso al soffitto del caffè, con la lenza da pesca, le sue sottili figure femminili di carta stagnola. Colorate appena con spray acrilici, sono belle. Hanno ali e piccoli libri tra le mani…
Le ragazze sono tristi, ma lucidissime.
Anche Marta è triste. Ma ora la consapevolezza l'aiuta solo quel tanto che basta a non assentarsi dai doveri principali di tutti i giorni, a casa, a scuola. Il suo migliore amico era morto da poco tempo, ucciso in volo dalla paura delle proprie emozioni. Una specie di erede di Elias Portolu, come se ne trovano ancora da queste parti.
Le amiche, nella stanza blu, al riparo dalla nebbia che avvolge il viale, si domandano come sarà il resto dell'inverno, senza neanche più quell'unico cinema aperto.
Anche il cinema dei preti era stato chiuso per lavori di ristrutturazione degli impianti.
"Impianti", "ristrutturazione", "chiuso": tutte parole ormai diventante terrificanti nella vita della piccola città.

Una settimana prima le amiche si erano incontrate, insieme ad un altro gruppetto di persone, nel piazzale della grande chiesa, davanti ad uno schermo improvvisato con un lenzuolo collocato in mezzo ai pali dei cartelloni pubblicitari. Ognuna di loro era arrivata da casa portandosi una seggiola o uno sgabello, come si faceva nelle lontane infanzie, quando tutti - uomini, donne anziani, bambini - uscivano di casa per andare a vedere i films che si proiettavano nella piazza del paese per la festa dell'Unità, o in altre rare occasioni.
Manifestavano così la loro frustrata magnifica ossessione, il patimento per la recente chiusura dell'unico cinematografo rimasto aperto in città negli ultimi dieci anni.
Era nato una specie di comitato di protesta, Le quattrocento sedie, parafrasando Trouffaut.
Il gruppetto di cinefili sembrava avere in cantiere altre iniziative, ma presto realizzò che la gente non era molto interessata al fatto che anche l'ultimo cinema della città era chiuso ormai da mesi. Ci si abitua a tutto, dopo un po'.
Così le quattrocento sedie erano soltanto quindici, in quel sabato mattina assolato di metà dicembre.

- Come si fa a continuare a vivere nel buio di questa città? - domandava Maria Grazia alla sua amica.
Ma a Marta, triste come non mai, era quasi congeniale che dallo stesso paesaggio urbano arrivasse così netto il senso di vanità dell'esistenza.
Una preoccupante consolazione. E sì. Perché poteva andare bene ai tempi di Buzzati, con la guerra che era finita da poco. Ma ora?
- La guerra non è mai finita - dicevano i più allegri, quelli che avrebbero riorganizzato il cineforum, non appena i preti finivano i lavori.
A Franzisca ritornava spesso in mente Zagor. Raccontò alle sue amiche di quella volta che gli spedì una cartolina da Ios, l'isola dove la leggenda vuole che sia morto Omero. La scrisse ebbra di ouzo, ascoltando due musicisti che suonavano una specie di danza di Zorba con un liuto e una cetra.
- Dove c'è musica lì vive il gatto - scrisse - e a Zagor piacque molto quell'immagine di sé. A Zagor che ora è morto, anche lui troppo in fretta, troppo in silenzio…
Insomma, non c'era tanta allegria, e in giro la gente era davvero poca, nella piccola città tra le isole.
Nonostante fosse quasi Natale.
Alle giovani donne non restava che leggere, stare in silenzio, e la musica

Perché, già da diversi giorni, Maria Grazia, Franzisca e Marta, si svegliavano all'alba con un nero profondo nell'anima?

- Cosa devo fare oggi, oltre a tutto quello che devo fare?
- Ti ha chiamato Amina ieri sera
… - Sera da lupi, buio pesto e pioggia, cuore in frantumi e fretta di tornare, a casa …
- Sei ancora stravolta, ma è stato solo un piccolo incidente stradale…
- La nebbia è pericolosa in quei tornanti, scendendo da Puntabuia …
- Non ce la faccio più a lavorare lì. Ma non certo per i bambini. Sono questi adulti, che non crescono mai…
- Chi è Amina?…
- Fa la logoterapista. È specialista nel trattamento di alcune forme di afasia. È stata per un lungo periodo la mia migliore amica: ora "lavora tanto su di sé", anche lei…
- Anche tu, dovresti…
- Grazie. In questo periodo sono circondata da gente che non fa altro. E prova a riempirmi la testa di buoni consigli…
- Anche l'assenza gioca il suo ruolo.
- …l'assenza, ad esempio, di chi ha sparato realmente in The man shot Liberty Valance di Ford…
- Tu scherzi, ma te la devi andare a vedere seriamente questa cosa…
- Questa cosa, sarei io?…Argomento assai poco interessante…
- Parlo del senso di perdita, dell'angoscia di fronte a questa abitudine di morire e far morire che esiste tra la gente…
- Un argomento così comune, aspro. ...E poi ti sembra davvero più sano andare da uno strizzacervelli che t'aiuta soltanto a farci il callo?…Mi sono adattata anche troppo a questo mortorio…
- Già. Avevamo ben altri sogni in queste isole, altri progetti, alture più affascinanti da raggiungere…
- Non una vacanza agli inferi, da un guru a un altro, più o meno, che poi è un lusso per pochi…
- Ma creature che si giocano l'anima e le spinte ideali nelle cose di tutti i benedettissimi giorni, non se ne trovano più?…Ma come si fa a sopportare questo naufragio?…
- …
- Cosa dovete fare, domani?…
- Io ho una stanza prenotata per tre giorni lontano da qui…Si parlerà di Mediterraneo, nomadismo, libri, e un seminario con Cusimano. C'è anche una giornalista algerina, di cui non ricordo il nome…
- Ah sì…È l'autrice di …non mi ricordo neanche il titolo…è un bel libro, un Astrèa…
- C'è anche un seminario di Paolo Scarnecchia.
- Parlerà anche di Umm Kalthum?…
- Morta anche lei, morto il suo poeta, e quell'epoca…
- Ho prenotato per tre giorni una stanza… Ma c'è troppa gente che conosco, mentre mi sento straniera…Domani, invece, farei una corsa…
- Con la macchina sfasciata?
- …tra le mie colline e il mare…a cercare qualcosa, un segno, che mi possa restituire…

Basta!
Riaprite i cinema!
BUIO IN SALA!

- Sia fatta finalmente la luce…

Questo racconto - i cui personaggi, a parte gli artisti, sono inventati - è scritto nel dicembre del 1999, quando il cinema "Le Grazie" di Nuoro, chiuso da alcuni mesi per l'adeguamento degli impianti di sicurezza e altro, sembrava non dovesse più riaprire. Ondate di sfiducia e depressione parevano attraversare la piccola città…così un gruppo di amici si riunì veramente per la manifestazione citata nel testo. La storia finì bene, in questo caso, e i preti (che Dio li benedica) mantennero la parola, e a primavera ricominciò il cineforum del giovedì.
NUMERO /2
Anno 2002, n. 2
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