"il senso del passato lo ha chi si umilia nel lavoro più di chi se ne sta a contemplarlo nell'ozio"
L'editoriale dell'ultimo numero di Nuoro Oggi si è caratterizzato, non sono mancate le discussioni in proposito in redazione, per i toni melanconici da smobilitazione (della serie, nessuno ci aiuta, non siamo capiti, non siamo stati abbastanza bravi...) e/o per quelli fustigatori da autocoscienza. È pur vero che un senso di stanchezza, frustrazione e talvolta apatia, ha connotato alcune riunioni, ma è abbastanza comprensibile che ciò sia accaduto, dal momento che pubblichiamo la rivista da 14 anni grazie esclusivamente (o per disgrazia, a seconda dell'ottica) alla caparbietà e volontà di pochi irriducibili che, costantemente, si adoperano a cercare i soldi per la stampa, i collaboratori per gli articoli, a conciliare il proprio tempo di lavoro e di vita con la fatica che tenere in vita un giornale comporta. Ed è vero anche che spesso abbiamo sentito intorno mancanza di solidarietà o indifferenza, quando non aperta ostilità, fattori che chiaramente hanno contribuito non certo a migliorare gli stati d'animo o infondere coraggio. È altrettanto vero, però, che Nuoro Oggi ha rappresentato, e speriamo possa continuare a farlo, una voce significativa della storia recente di questa città. Per quanto riguarda il come ciò sia stato fatto, il giudizio di merito lo lasciamo ai lettori. Di Nuoro ha seguito, infatti, le vicende, presumiamo con coerenza e correttezza rispetto all'idea di fondo chiara a tutti e più volte ribadita negli editoriali, ne ha sottolineato i problemi, ne ha condiviso le difficoltà ed ha contribuito a tenerne desta la coscienza critica. Non ritenevamo giusto pertanto chiudere il nostro contributo con quei toni né dopo un anno così deludente. Dopo partecipati (in senso affettivo perché per numero purtroppo sempre da pochi!) e accesi dibattiti in redazione sull'argomento, abbiamo deciso che non era giunto il momento della fine (un po' di ossigeno in verità ci è stato concesso per respirare) ed abbiamo scelto ancora (non è la prima volta che ci siamo trovati davanti al bivio se continuare o lasciare) di andare avanti. Siamo ripartiti dal punto più logico, quello classico, di partenza, dalla nostra città, da Nuoro. Ripartire dal conoscere bene se stessi, negli aspetti positivi e negativi, anche se il farlo rappresenta un percorso lungo, faticoso e spesso doloroso, un po' come un tragitto di psicoanalisi, è salutare. Consente di mantenere con chiarezza la prospettiva corretta tra passato, presente e futuro, consente di ristabilire l'identità tra essere e dover essere senza equivoci o paure di scoprire i propri limiti. Salvatore Satta sosteneva che "il senso del passato lo ha chi si umilia nel lavoro più di chi se ne sta a contemplarlo nell'ozio" e che "molti nuoresi avevano scelto l'ozio come loro occupazione". Aderendo quindi a tali affermazioni, abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio continuare ad analizzare i problemi della nostra città nelle pagine di Nuoro Oggi, piuttosto che fare parte di coloro che continuano a criticare e contestare l'operato degli altri nei bar del centro.
I nostri articoli e le nostre vignette, più o meno graditi, più o meno condivisi, più o meno riusciti, hanno comunque offerto uno spaccato della città e motivi di riflessione. Oggi, che Nuoro non è più il borgo di 7051 anime descritto da Salvatore Satta, e che con poco meno di 38000 abitanti mantiene quasi le stesse dinamiche, senza averne la chiara e rassicurante connotazione (Nuoro allora "era come e più della Gallia divisa in tre parti", secondo l'attività della gente e del loro censo), ci pare necessario ripartire dal capire chi siamo stati e chi siamo, per avere un orientamento meno confuso. Questo numero pertanto affronta, in modo monotematico, a più voci e da diverse ottiche il tema che forse sta a cuore più degli altri: Nuoro è, è stata, può ancora essere la tanto decantata "Atene sarda"?
Nei prossimi le tematiche saranno differenti, le modalità simili.